Cornelia prende la bicicletta. Velocemente raggiunge la Chiesa di Santa Maria Assunta sulle colline di un pianoro verdeggiante circondato da monti non troppo elevati, tra cui uno si chiama Monte Sole. E’ un luogo di pace dal quale la vista può spaziare a 360 gradi sull’area dell’Appennino, tra le Valli del fiume Reno e del torrente Setta. E’ qui che la popolazione delle valli cerca rifugio per salvarsi dalle continue incursioni e bombardamenti che colpiscono la ferrovia che collega Firenze a Bologna da un lato e, dall'altro, sulla strada che si raccorda alla valle parallela e chiude in un ovale quello che oggi è il Parco Storico di Monte Sole dove, tra il 29 settembre 1944 e il 5 ottobre 1944, avvennero i fatti della strage più importante ai danni di civili della seconda guerra mondiale, eccidio chiamato impropriamente dagli storici Strage di Marzabotto. Cornelia è una delle sopravvissute alla strage. Allora era poco più che una bambina. Oggi ha novantatré anni e ricorda quei giorni piovosi che furono scelti appositamente dalle truppe di assalto speciali istituite da Hitler per la “marcia della morte”, un’operazione militare che aveva lo scopo di cancellare tutto ciò che esisteva lungo l’ultima linea difensiva della ritirata tedesca in Italia dopo il 1943, la Linea Gotica e, in particolare, per colpire e reagire all'attacco dei partigiani. Le stragi sui monti furono compiute dalla Wehrmacht, la Forza Militare della Germania Nazista, dalle SS della 16ma divisione, sotto il comando a distanza di Walter Reder e in presenza di Albert Kesserling. Poiché non vi erano più soldati da arruolare, vengono considerati in età idonea anche i ragazzi di 16 anni; senza più nemmeno la condizione della arianità sono arruolati turkmeni, ungheresi, rumeni e tra loro vi sono anche italiani Repubblichini dell’Italia Fascista.


Partita da Sant’Anna di Stazzema, la “marcia della morte” mirava soprattutto a colpire la Brigata Stella Rossa formata da civili di vari orientamenti politici che prese il nome dalle insegne che uno di loro aveva visto in Jugoslavia. La brigata si rifugiò in quei giorni su Monte Sole, all'interno della foresta dove i tedeschi non andavano ad avventurarsi. Quando quella sera giunsero i tedeschi essi avevano il compito di sterminare tutti i civili della zona attorno. Attuano un piano studiato a tavolino che verrà ricostruito durante il processo alla fine della guerra con il disegno particolareggiato della strategia usata, degna di quelle che Cesare scelse durante la sua guerra contro i Galli e descritte nel suo De bello gallico. Le truppe tedesche d'assalto caricano i civili: le stragi avvengono all'interno delle case, ad esempio nella cucina dove vengono stipate 50 persone trucidate con bombe lanciate all'interno da una finestra lasciata aperta. Sembra di ricordare i peggiori attentati compiuti ai danni dei civili in tanti luoghi del nostro pianeta con grande crudeltà. E’ dal tempo del Neolitico che l'uomo compie sulla terra eccidi al fine di assicurarsi il potere e il controllo del territorio. Ed ecco che fra tanti morti, che sono 770 in tutto, si salva qualche ragazzo o dei bambini che hanno la fortuna o la sfortuna di dover assistere alla devastazione e al martirio dei propri cari, come testimoni oculari di un mondo innocente, spazzato via dalla cieca obbedienza ad ordini diabolici di distruzione globale. Tra questi Cornelia che il coraggio lo porta nel cuore: raggiunge la chiesa dove 160 anime si sono rifugiate spaventate in preghiera perché credono che la chiesa li salverà. Giungono i tedeschi con l'ordine “Raus! Avanti!”. Uscire per raggiungere il cimitero: è qui che avviene la strage più crudele. Ma Cornelia si salverà. Vola a gambe all'aria per una mina e fortunatamente è quel volo che le salverà la vita. Cornelia poi cercherà di salvare la madre, che purtroppo morirà, e le sorelle. Correrà, come fece Milton raccontato da Fenoglio, dalle colline fin giù in paese, alla ricerca di aiuto e nel vedere la sua pecora sgozzata, quella creatura innocente portata a spasso da bambina al guinzaglio come un cagnolino, si metterà a piangere e quel pianto la salverà dall’impazzimento, crescerà, si farà una famiglia e poi, dopo tanto, riuscirà a raccontare, a testimoniare l'eccidio di Marzabotto dove furono tumulate le vittime morte su quelle colline di Monte Sole.


Noi docenti del Liceo Fracastoro ci siamo commossi ad essere portati lassù per iniziativa della collega Chiara Saletti e del Dirigente scolastico Luigi Franco il giorno 9 settembre 2019. Come avvenne due anni fa, infatti, quando più di 50 docenti si recarono a Barbiana per un seminario di raccoglimento di inizio anno, quest’anno il liceo è stato guidato a Monte Sole. Gli insegnanti si sono raccolti in due gruppi guidati da due animatori dell'associazione Monte Sole, Elena e Stefano. Con 5 tappe, come in una Via Crucis, hanno percorso i luoghi dell'eccidio fino ad arrivare al cimitero dove riposa il corpo di Giuseppe Dossetti che scelse questi luoghi per vivere gli ultimi anni della sua via e scrisse l'articolo della Costituzione in cui si legge “L'Italia ripudia la guerra...”. Giuseppe Dossetti qui volle ritirarsi e creò la comunità monastica "La piccola famiglia dell'Annunziata" a Monteveglio. Qui si respira oggi la pace e il silenzio: le case di un tempo furono distrutte, incendiate e rase al suolo poi dai bombardamenti alleati, però vive il ricordo di una vita lieta e semplice, una sana aria di libertà, tra le feste del paese, gli alberi della cuccagna, l’allegria dell’emporio e dell’osteria, dove la gente si riuniva ad ascoltare la radio (soprattutto il canale dello sport, per il ciclismo) e a ballare la giga. Moltissime scuole percorrono questi sentieri e svolgono attività didattiche sul Nazifascismo o sulla Costituzione e si fermano a riflettere. Il nostro ricordo farà sopravvivere quegli innocenti tra le nuove generazioni. I dolci preparati da Ilaria, Marta, Valeria e le altre colleghe allietano il nostro ritorno a casa alla fine di una giornata che ha costituito un esordio per l’anno nuovo, all’insegna dell’impegno civile che siamo chiamati ogni giorno a testimoniare in classe.

Giulia Cortella
(si ringrazia Caterina Capotosto che mi ha fornito i suoi appunti della giornata)